Di verità non dette

«Scrivere un romanzo è come stare a casa propria. Ed è il luogo giusto per poter dire la verità» diceva Eliana Camaioni ai tempi della presentazione del suo primo romanzo, Di verità non dette...

Lecito pensarlo per chi racconta una realtà simile alla propria, quella dei trentacinquenni del duemila, divisi fra lavoro precario, rapporti interpersonali complicati e una società di lupi.
 “Biglie su un piano inclinato” per dirla con Marta Grimaldi, la protagonista del libro.

E se il lettore messinese, libro alla mano, è quasi costretto a lavorare di fantasia o esperienza alla ricerca dei classici “fatti realmente accaduti”, ecco la struttura narrativa, che varia continuamente, a riportare l’attenzione sulle pagine. A un narratore in terza persona si alternano mail, sms, appunti di diario. Soluzioni queste che moltiplicano i punti di vista, mescolano registri differenti e accompagnano una trama e uno sviluppo che può ricordare la fiction – con qualche balzo nel surreale, come nell’incontro della protagonista con lo scrittore Andrea Di Carlo, a cui l’opera è dedicata – nella misura in cui nel testo tutto accade con rapidità, senza troppe spiegazioni. La biglia rotola, dunque, velocemente, conseguenza della sicurezza con cui l’autrice scrive, del solido impianto su cui la trama si fonda e soprattutto del fatto che la Camaioni – e qui il punto dell’autobiografia – romanza (o prende spunto) da fatti che, effettivamente, conosce a fondo.